La causa legale per lavoro minorile nelle piantagioni di cacao

Cosa sta succedendo nel mondo del cioccolato? È notizia del 12 febbraio che 8 ragazzi hanno intentato una causa, grazie alla società per i diritti umani International Rights Advocates, ai colossi mondiali del cioccolato industriale, per sfruttamento di lavoro minorile nelle piantagioni di cacao. Le compagnie chiamate in causa sono: Nestlé, Cargill, Barry Callebaut, Mars, Ola, Hershey e Mondelēz.

Gli 8 ragazzi, tutti originari del Mali, chiedono un risarcimento per lo sfruttamento che hanno subito nelle piantagioni in Costa d’Avorio e accusano le corporation di aiutare e favorire la schiavitù illegale di migliaia di bambini, costretti a lavorare senza retribuzione.

La Costa d’Avorio e il cacao

La Costa d’Avorio produce il 45% del cacao mondiale. Tutta l’economia del paese si basa sulla coltivazione e raccolta del prezioso “oro nero”, ma per le 6 milioni di persone impiegate nella filiera, è quasi impossibile sostentarsi con questa attività: il guadagno medio per una giornata di lavoro equivale a 0,90 € (esatto 90 centesimi!). Se negli anni ’70 i semi di cacao rappresentavano quasi il 50% del valore finale di una tavoletta di cioccolato, oggi solo il 6% del costo è per la materia prima.

E considerando la guerra al prezzo più basso, tipica della GDO, la percentuale è addirittura destinata a scendere.

La pressione per far scendere il prezzo del lavoro all’origine, porta a situazioni di lavoro disagiate, di sfruttamento ed anche di lavoro minorile, in condizioni anche molto pericolose per la salute.

Gli imputati della causa, pur non essendo proprietari direttamente delle piantagioni di cacao, vengono accusati di approfittare consapevolmente di questo tipo di lavoro; accusa ancora più grave se pensiamo che nel 2001, con il protocollo volontario di Harkin-Engel si impegnavano attivamente per ridurre le forme più gravi di lavoro minorile entro il 2005. Ma nel 2010 la data fu spostata al 2020.

Lo sfruttamento minorile

Gli 8 ragazzi intentanti la causa, furono reclutati nel loro paese d’origine, trafficati in Costa d’Avorio e costretti a lavorare senza paga e senza documenti.
Avevano tutti meno di 16 anni al momento del reclutamento ed uno di loro addirittura 11 anni: a quest’ultimo fu promesso di lavorare in Costa d’Avorio per circa 40€ al mese, ma per due anni non fu mai pagato e dovette utilizzare pesticidi ed erbicidi senza le dovute protezioni. Pratica che è risultata comune (insieme anche all’utilizzo del machete) per i bambini che lavorano nelle piantagioni, durante i sopralluoghi effettuati dai legali dell’IRA.

Secondo la documentazione, le aziende imputate sono responsabili dell’intera produzione del cacao della Costa d’Avorio e si afferma che essi sapessero o avrebbero dovuto sapere dell’uso del lavoro minorile.

Mentre Mars e Mondelēz non hanno commentato la notizia, le altre 5 corporation si sono schierate apertamente contro il lavoro minorile. Barry Callebaut ha affermato di essersi impegnata a eliminare il lavoro minorile dalla sua catena di approvvigionamento entro il 2025, ma ci sembra una data fin troppo lontana per tollerare questo genere di ingiustizie.

Un cioccolato consapevole

Tocca anche a noi rivenditori e consumatori schierarsi contro un mercato che tollera in maniera più o meno velata questo genero di sfruttamento.
Spesso però non basta guardare la marca di cioccolato che si sceglie, perché questi grandi gruppi, oltre alle loro produzioni suddivise in centinaia di aziende collegate, forniscono il loro cioccolato ad oltre l’85% dei produttori di cioccolato nel mondo.

Per questo è importante la ricerca e la tracciatura delle materie prime utilizzate di ogni singola tavoletta e magari affidarsi a marchi che comunichino chiaramente dove vengono queste reperite, cacao su tutti. Da qualche anno, diversi produttori di bean to bar spingono molto su un tipo di mercato direct trade che elimina qualsiasi intermediario tra coltivatore e produttore, consentendo, a chi sta alla base della filiera del cioccolato di ricevere compensi più adeguati e di conseguenza scoraggia lo sfruttamento per meri fini economici.

Fonti: Mars, Nestlé and Hershey to face child slavery lawsuit in USFrom bean to bar in Ivory Coast, a country built on cocoa

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